Svenia Erzsebet's profile...Absinthe Whispers...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
...Absinthe Whispers...† Sussurri incisi su una lapide dalle gocce d'Assenzio cadute dalla bocca di Vermilion Erzsebet Carson † |
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December 24 Cambio di residenza...forse ci eravate arrivati... questo blog è praticamente abbandonato. Come vedete tutto è fermo a pochi giorni prima del mio 19esimo compleanno e forse è così che lo lascerò. Adesso mi trovate all'indirizzo http://www.myspace.com/vermilion_carson ... In realtà preferivo di gran lunga scrivere qua ma my space è veramente troppo più conosciuto e mi permette di restare in contatto con tantissime persone, ed anche se come luogo di scrittura non è il massimo alla fine ho deciso di trasferire là questa lapide su cui continuano a cadere le mie gocce d'Assenzio. Il nuovo regno è ancora in fase di creazione per cui la veste grafica può apparire un po' deludente per ora, vi prego di non farci caso, conto che entro la fine di gennaio sarà tutto pronto a ricevere i miei ospiti. Per adesso comincio a darvi il benvenuto se vorrete seguirmi nel mio dominio... Non so cosa sarà di questo spazio, forse lo aggiornerò di nuovo, forse no, comunque chiunque volesse firmare il guest book in fondo al pozzo o lasciare un commento è sempre ben accolto... lascio di nuovo l'indirizzo a cui potete trovarmi adesso --> http://www.myspace.com/vermilion_carson ... spero che mi raggiungerete presto, grazie per essere stati con me...
October 30 ...† †...Piangere... piangere senza sapere a che sentimento attribuire le lacrime, piangere solo per l'emozione.
Piangere raccontando me stessa, dire cose che fanno male quando si tirano fuori perchè la mia riservatezza cerca di tenerle nascoste, dire la verità e sapere che non è affatto tutto ma avere troppa paura per arrivare fino in fondo.
Piangere di fronte alle parole di chi, unico nella vita, ha capito veramente tutto ed ha risposto a tutto, anche a quello che io stessa non sono riuscita ad afferrare e spiegargli perchè nascosto troppo in fondo nelle piaghe della mia anima.
Piangere perchè quelle risposte non sono solo "ciò che avevo bisogno di sentirmi dire", ma contengono anche quello che io da sola non riuscivo più a trovare: una via d'uscita a questo lento suicidio. Non è la luce, ma una mano che ha preso la mia mentre io camminavo con gli occhi pieni di sangue verso le porte dell'Inferno. Non è una soluzione ai problemi, è qualcosa di talmente grande e bello che i problemi in confronto sono piccoli come le stelle più lontane.
Dovrei trovare un nome a questo stato d'animo indefinibile e poi inventare un termine che significhi "molto più che infinito" per dare un'idea della sua profondità. Ma le parole sono state usate e abusate ed hanno perso molta della loro forza, purtroppo. Quindi tanto vale restare in silenzio e sperare che prima o poi uno sguardo antico come l'oscurità possa di nuovo passare attraverso la mia anima ed allacciarsi al mio nei colori della tempesta... September 19 ... pt 2Ok, nel post precedente ho avuto un delirio di onnipotenza. Non mi scuso perchè mi sono limitata a raccontare le cose come stanno, anche se qualcuno mi ha detto che è solo un sogno, conclusione che credo dervivi dall'idea di molte persone per cui quello che loro non conoscono semplicemente non esiste. Ma questa è la mia vita e credo di avere anche io il diritto di tirarmela un po' ogni tanto. Scriveva Kurt Cobain nei sui Diari "è colpa mia se sono così figo?". Appunto. Era colpa sua se era così figo? E' colpa mia se ogni giorno qualcuno mi ferma per strada o a scuola per farmi i complimenti o chiedermi qualcosa riguardo al mio stile o farmi una foto o guardarmi un po' meglio? Non sono certo l'unica persona al mondo a cui capita! E maledizione... è colpa nostra se siamo così fighi?! Cioooouè... (cit. Hel' Mort, asd) sono una fottuta eccentrica con il potere di affascinare le persone. E' una capacità come tante altre, me la sono sviluppata con cura e mi sento benissimo per questo. Perchè in realtà io non mi apprezzo, e questo l'ho scritto anche nel precedente post. O meglio: apprezzo quello che faccio, le cose che realizzo, che creo ma non me come persona. Non così tanto, almeno. La cosa paradossale è che non ho nessuna intenzione di cambiare: sono estremamente soddisfatta di quello che sono diventata e proprio perchè in gran parte non ho un'alta opinione di me mi sento bene. La relativamente poca stima di me stessa mi stimola a cercare sempre il meglio e mi fa apprezzare maggiormente la stima che invece ricevo dagli altri, che per inciso è infinitamente superiore a quella che mi concedo io. Che ne possiate pensare dopo la lettura del post precedente, non mi considero dio in terra. Quello che ho descritto è una piccola sfaccettatura della mia esistenza, qualcosa che mi diverte ma di cui potrei anche fare a meno. Quello di cui non potrei mai fare a meno è la capacità di suscitare emozioni forti con le parole o i disegni o anche con la semplice presenza fisica: in questa commedia tragicomica, è sicuramente la parte migliore. Io non ho rispetto di me stessa. Il mio corpo è solo un mezzo con cui comunico con le altre persone, come le antenne delle formiche. In realtà la sensazione che domina la mia vita spirituale è una specie di tensione verso l'immateriale, il trascendentale... desidero liberarmi del mio corpo, passare ad un altro stato di esistenza... come una sublimazione. Questo non ha niente a che vedere con la morte che mi porterebbe via da questo mondo. La morte sarà la fase di svolta dell'opera, ma ancora non è il tempo. Ecco perchè dopo tutto sono ancora qui ed ecco perchè ci tengo tanto alla mia immagine: finchè mi trovo confinata in questo stadio il mio corpo è essenziale sia per interagire con gli esseri umani che per farmi provare i piaceri materiali. E adesso non chiedetemi perchè ho fatto questo discorso. E non chiedetemi niente a proposito di quello che sto per dire adesso. Ovvero: GRAZIE. Grazi Vekathul per tutto quello che mi hai dato, per il modo in cui abbiamo parlato ieri sera, per come siamo stati bene. Da tempo desideravo un po' di tempo in solitudine per guardarci davvero negli occhi e lasciar andare la conversazione in libertà... ero davvero curiosa di scoprire dove saremmo andati a finire, e devo ammettere che abbiamo superato le aspettative. Abbiamo la testa montata uguale noi due. Forse perchè siamo due guerrieri con un macete in una mano ed una penna nell'altra. Non so se stai leggendo queste parole, forse sarebbe meglio di no perchè non so quanto potrebbe farti piacere leggere il tuo nome sulla pagina di un blog (inguaribile misantropo paranoico)... ecco perchè nessuno deve fare domande. Ne sulla persona a cui mi sono rivolta ne su quello di cui ho parlato con lei. Quelle due ore di parole spese in un bar vuoto sono solo per noi, per la nostra riservatezza e complicità. Quello che non ti ho detto, Veka, era che quando me ne sono andata non era perchè si fosse fatto troppo tardi ma semplicemente perchè le tue ultime parole erano state una conclusione così sublime da non aver bisogno di altro. La fine perfetta. Come questa.
September 18 ...Avete paura?
So che l'avete, la vedo luccicare nelle vostre pupille.
Ma di cosa esattamente? Me lo dite?
Sono i miei occhi? I miei grandi, espressivi, allucinati, nero-truccati, grigi-azzurri-verdi occhi?
O è la mia bocca, soffice e rossa e piena di candidi denti micidiali? Ha l'aria di non essere mai sazia vero, la mia bocca?
Magari sono le mie piccole mani d'artista, bianche e femminili, perpetuamente annodate fra di loro?
O è quello che maneggiano le mie mani, che si tratti di un pennello o una frusta o una sigaretta o un bicchiere scintillante Assenzio verde veleno?
Avete paura dei miei gesti, dei miei strumenti... o è semplicemente l'istinto a dirvi che in mano a me anche una piuma d'angelo può diventare un'arma letale?
In realtà tutto in me è un'arma letale... ecco, forse è questo che vi spaventa tanto! Riconoscete il pericolo che sorride dietro la mia riservatezza...?
Ma cos'è che vi mette tanta soggezione, che vi dice di cedermi il passo se mi incrociate nei corridoi delle scuole? Ho visto ragazzine precipitarsi correndo per le scale per avermi visto scendere nella direzione contraria... ma vi pare possibile? E ancora riesco a ridurre a sussurri il caos di una classe rimasta per qualche minuto senza professore, e solo entrando a chiedere una riga in prestito.
E' questo che volevo? Una fama non sempre invidiabile che mi precede ed il rispetto spesso invidioso di persone che nemmeno mi conoscono?... Potrei dare mille risposte, tutte più o meno false. La verità è che mi sono ritrovata in questa situazione senza sapere perchè. Forse lo volevo, di sicuro non me lo aspettavo, per adesso mi limito a bere lunghi sorsi di gratificazione da questo calice dolce-amaro riempito per me dall'ammirazione e dall'astio degli esseri umani che mi girano intorno.
Molti mi ammirano, un buon numero addirittura mi adora, quasi tutti mi rispettano, pochi mi amano davvero ma tutti sciolgono nei sentimenti per me almeno qualche goccia di invidia. Potrei dire che in me non c'è niente da invidiare, che sono una persona come tutte le altre e casomai dovrei essere io a provare invidia... falso, falso, falso. C'è da invidiare in me più che in molti altri, ma la piccola clausola del mio personale patto col Diavolo che la maggior parte della gente ignora è quella rigurdante la sofferenza: non si può essere come me e non soffrire. Perchè io vengo ammirata molto più di quanto mi ammiri e questo mi fa ondeggiare costantemente fra autodistruzione e beatificazione personale, con inevitabile condimento di paranoie di ogni genere. La vita era più facile quando vivevo confondendomi con la tappezzeria. No, non ero una persona banale e per un motivo o per un altro mi si notava lo stesso, specialmente quando mi decidevo ad aprire bocca e parlare, semplicemente non attiravo l'attenzione tanto quanto adesso. E non avevo quell'aria altera profumata d'omicidio che mi porto dietro adesso. Forse perchè allora avevo paura della gente, ero più tipo antrofobica mentre ora sono decisamente più tipo misantropica. La misantropia è un'altra clausola del contratto, sono costretta a sopportare l'attenzione di gente che nel migliore dei casi mi è totalmente indifferente, quando non mi fa decisamente schifo. Ma in fondo anche questo è un prezzo divertente.
Le mie paranoie divertono i miei amici. Loro sanno che sono un'inguaribile insicura ma conoscono anche la mia forza devastante e per questo anche dopo tanto tempo rimangono ancora un po' spiazzati nel trovarsi di fronte le mie contraddizioni. Ma io sono una contraddizione e anche questa è una cosa che piace perchè finisce sempre per sorprendere. Come la mia poca grazia. E' vero, sono tendenzialmente una manfana, non riesco a non fare danni, a non bestemmiare e soprattutto a non fare rumore. Quando sono rilassata. Quando decido di darmi un tono (e anche quando ho una superficie riflettente davanti) so essere più composta di una dama, più silenziosa di un'ombra. Questo atteggiamento si adatta al mio stile di vestiario e di trucco ed in generale all'estrema cura che risevo alla mia immagine, ma proprio questa immagine contrasta con la mia irrimediabile poca grazia quando mi lascio un po' andare. Non è una cosa brutta, alla fine è divertente.
Ironia, ironia, ironia. Su me stessa prima di tutto. Poi sul resto del mondo. Imprevedibile. Tagliente. Vado giù duro con le frecciatine e le risposte gelanti, anche perchè non ho paura di dire le cose sul muso a nessuno. In realtà, non ho più paura quasi di niente, tranne che, a volte, del mio demone. E naturalmente di non essere all'altezza della situazione.
Nacchan ha ragione, l'ho avuta vinta troppe volte nella vita ed adesso non posso accettare una sconfitta. Ma l'ho avuta vinta perchè ho pagato col sangue. Il MIO sangue. E qualche volta quello di una vittima. Ma uno dei lati del mio carattere che prefersico, l'incapacità di accettare la resa. In realtà anche volendo spesso non riesco ad arrendermi per il semplice fatto che sono prima di tutto incapace di distinguere quel che psso da quel che non posso ottenere.
Questa è parte della mia forza e voi la sentite anche senza riconoscerla chiaramente, e la adorate. E anche io adoro questa forza, ma non sempre adoro essere adorata: come ho detto, mi costringe a subire l'attenzione di persone che... insomma, non voglio offendervi, magari fra quelli che mi adorano ci siete anche voi.
Ma la paura... "Quella ragazza è inquietante". Quante volte l'avrò sentito dire ormai? Inquietante... sì, è una delle cose che volevo ed ho ottenuto. Mi piace, anche se non capisco bene da cosa derivi questa inquietudine. Immagino che molto si concentri nel mio sguardo, gli occhi sono davvero un grosso frammento di specchio per l'anima. I miei occhi attraggono le anime, le mie parole le conquistano, le mie mani le imprigionano, ed infine le divoro con la mia bella bocca mai sazia. E loro si lasciano svuotare con gli occhi rovesciate e le labbra socchiuse nel piacere.
Sono perversa. Sono senza scrupoli. Ho un enorme senso di giustizia ma è difficile farmi provare vero rispetto perchè so che se volessi potrei soggiogare la maggior parte degli esseri umani senza nemmeno sfiorarli. Perchè senza nemmeno sfirorarli riesco a conoscerli. Accetto tutto di me, anche il pericolo costante che sono per me stessa e per gli altri (più per me stessa) ma questa l'unica mia caratteristica che a volte mi fa ancora paura: frugo nelle persone con troppa facilità, anche senza volerlo affondo le mani dentro di loro ed apro larghi squarci in cui getto lo sguardo. Potrei portare qualcuno al suicidio o alla totale autodistruzione, e ci sono stata vicina qualche volta, eppure continuate ancora a fidarvi ciecamente di me. Ci sono cose che le persone sembrano trovare naturali nei miei confronti, come il fatto di amarmi o detestarmi dai più profondi recessi dell'anima, e pare che trovino naturale anche mettere pezzi della loro vita nelle mie mani. Non capisco proprio. In realtà non ho mai rivelato un segreto affidatomi, ma continuo a non capire come facciate a saperlo. Eppure, proprio come sapete che posso diventare molto pericolosa, pare che sappiate anche che non sono capace di tradire la fiducia di qualcuno che me la offre. Ovviamente colpire qualcuno in modo così basso e meschino è qualcosa che non potrei mai accettare, anche perchè sarebbe davvero troppo facile...
Io non capisco molte cose della vita ma anche la vita sembra non capire molte cose di me. Capisco fin troppo bene gli altri, ma ancora a volte non riesco a capire me stessa. Ed infatti continuo a chiedermi cosa mai ci sia in me di tanto irresistibile da ammaliare così tanto gli altri, da attirarne così l'attenzione, positivamente o negativamente, perchè anche chi mi odia non riesce mai a rimanere indifferente. A volte mi guardo allo specchio e sorrido: in quel momento ho appena trovato una possibile risposta. Poi la dimentico. Per trovarla di nuovo qualche giorno dopo. E così avanti per sempre...
August 31 † IN LOVING MEMORY... †
Non so cosa dire a questo foglio bianco… Una ragazza di nemmeno sedici anni è morta questa notte senza il tempo di salutare, è morta dopo tre giorni di coma dovuto ad una malformazione del suo cuore che le ha causato un collasso cardiaco improvviso. Una ragazzina di nemmeno sedici anni è morta questa mattina prima dell’alba ed era mia amica. Senza esserci mai viste di persona abbiamo parlato per notti intere collegate dai computer e ci siamo volute bene davvero. In un momento come questo mi mancano le parole e mi mancano le lacrime. Quelle che ho lasciato andare nel groviglio delle mie stesse membra ormai sono svanite lasciando solo qualche ombra scura di trucco colato sulle lenzuola. I miei occhi sono asciutti, proprio come lei gli aveva sempre voluti. Melissa… dolce frutto scivolato fuori dal grembo di una madre tossicodipendente, morbida anima condannata ad abitare un corpo dal cuore malformato… cosa hai pensato distesa in quel letto, rosea sul bianco, intrappolata in una ragnatela di fili e tubi e quanto altro abbiano avvolto attorno alle tue membra fragili cercando di trattenere la vita dentro di te? Ti hanno concesso di sognare un po’, di ricordare, di vedere? Oppure te ne sei andata assieme ai tuoi sensi il giorno che ti hanno trovata abbandonata sul pavimento?… Voglio credere che questi tre giorni siano stati di sonno e non di morte. Voglio credere che fino all’istante prima di lasciarti andare tu abbia potuto ricordare e immaginare. Voglio credere che per te il trapasso abbia avuto il sapore di una corsa verso l’orizzonte, quella che non hai mai potuto fare per non stremare il tuo cuore malato. Voglio credere che tu abbia avuto il tempo di abbracciare tuo padre e perdonare la madre che ti ha condannata a questa fine infilzandosi le vene con siringhe traboccanti, incurante della nuova vita che cresceva dentro di lei… Voglio credere che il tuo bellissimo sorriso si sia ancora una volta disteso sul tuo viso, proprio come quando ti guardavo nel riquadro della web-cam o nelle poche foto che mi inviavi durante le nostre lunghe conversazioni… Non ho mai conosciuto una persona che sorridesse tanto quanto la mia dolce Mela. Sorridere. Sorridere allo scherzo crudele della natura che l’aveva condannata. Sorridere ai monitor degli elettrocardiogrammi pieni tracciati sballati, sorridere al loro pigolio irregolare, sorridere alla consapevolezza di essere una creatura segnata. Sorridere alla paura. Sorridere alla morte. Sorridere a tutte le cose che per Melissa erano proibite. E chiedere alla più incosciente delle sue poche amiche, alla più autodistruttiva, alla più amante dei piaceri terreni come fosse correre per i boschi senza scarpe, attraversare correndo la strada con il semaforo rosso, ballare da sola fino allo svenimento, cosa si senta dopo cinque bicchieri di Assenzio smeraldino, che sapore abbia una sigaretta, come sia fare l’amore con qualcuno… Ed io cercavo di raccontarglielo, le descrivevo quelle sensazione per me quotidiane, e mi rendevo conto che non c’era nulla di banale nella mia vita, nulla di scontato nel momento in cui qualcun altro non avrebbe mai potuto vivere quelle cose… <<Pensa alle giostre per i bambini, quelle con i cavallini e te sei sopra e vedi il mondo intorno che gira mentre si alza e si abbassa e ci sono quelle musichette che dopo un po’ ti fanno venire il mal di testa ma alla fine le ascolti lo stesso perché ti divertono e perché alla fine non puoi evitarlo no? Cioè sono lì e le devi sopportare e anche quegli specchietti appiccicati ovunque e scintillano che pare di essere a Las Vegas e magari il su è giù dei cavallini e la giostra che gira con quelle maledette musichette e gli specchietti dopo un po’ ti fanno venire il mal di testa e vorresti scendere ma invece resti aggrappata lì e continui a girare e girare e girare finché non ti sembra di essere tu stessa il movimento, non so se mi capisci… insomma, non è buffo però è divertente e insomma avere la botta è più o meno così cioè non c’è niente di speciale nella cosa in sé però è figo, come la giostra che è solo una giostra ma chissà perché quando le vedi ci vorresti sempre salire per avere il mal di testa ed e diventare il movimento…>> La nostra ultima conversazione telefonica… Ogni volta me lo chiedeva: <<Vermilion, com’è avere la botta?>> e ogni volta voleva che trovassi un modo nuovo per dirglielo ed era un gioco divertente ed era bellissimo sentire Mela che rideva dall’altra parte del telefono immaginando me che bestemmiavo aggrappata ad un cavallino rosa e non potevo scendere prima che fosse fermo perché avrei rovesciato il calice d’assenzio… E poi: <<Vermilion com’è fare sesso?>> e di là: <<Se me lo chiedi ancora ti spedisco un vibratore così lo sai, te l’ho detto, non si può descrivere, prima o poi lo farai anche tu e vedrai da sola…>> Non sono mai riuscita a descrivere il sesso, e lei me lo chiedeva apposta per sentirmi rispondere "ti spedisco un vibratore", diceva che lo pronunciavo in modo buffo… Dolce, curiosa Melissa… a novembre avremmo festeggiato il tuo sedicesimo compleanno… L’ultima conversazione prima della fine, le ultime risate insieme, l’ultima minaccia con il vibratore, la giostra che gira e gira e gira… e quel contatto di MSN che ti avevo dato perché la smettessi di assillarmi con "quel tuo amico così carino che c’è nelle foto sul blog"… <<Tiè, ti ho mandato un sms con l’indirizzo di Seraph così puoi dirlo a lui quanto è carino invece di ossessionare me…>> Non si sono mai conosciuti… ho detto a Seraph di lei ed è stato parlandone con lui ieri che mi sono resa conto che era già passato giorno da quell’ultima conversazione e le ho mandato un messaggio per dirle di farsi viva: sapendo quanto grave fosse il suo male vivevo sempre con un filo d’ansia quando il silenzio si prolungava per più di qualche giorno. La chiamata è arrivata dopo pochi minuti, ma dall’altra parte del telefono non c’era la voce dolce di Mela ma una molto più adulta, la voce rotta di una giovane donna che parlava cercando di ingoiare le lacrime… <<Melissa ha avuto un collasso tre giorni fa, l’ha trovata suo padre sul pavimento, sta all’ospedale in coma>> Il resto delle frasi è solo un giro di valzer confuso in una sala affollata dentro la mia testa. Quello che la cugina di Mela ha detto prima, quello che ha aggiunto dopo, parole che ruotano nella memoria come se le vedessi da quella giostra ora impazzita… era sua cugina, aveva il suo cellulare… letto il messaggio… ospedale… incaricata di avvertire i suoi amici… collasso cardiaco, ospedale… tre giorni prima, ospedale… Melissa in coma… richiamerà per darmi altre notizie… Le lacrime si affacciano agli occhi, mi costringo a non piangere: non è ancora finita, lei vorrebbe che mantenessi la speranza… Qualche ora dopo, verso l’una di notte, un messaggio: Mela sta venendo trasferita ad un ospedale più grande… significa forse che le sue condizioni si sono aggravate? No, non pensarci, potrebbe essere la svolta verso la guarigione, potrebbero riuscire a svegliarla… mantieni la speranza… la speranza… L’ultimo messaggio arriva verso le tre del mattino ed ho paura a leggerlo. Non voglio sapere… ma devo… lo apro ma non lo guardo… devo… <<Scusa per il messaggio non ce la faccio a parlare. Mela si è lasciata andare>> La giostra si ferma, poi scompare. Cadere. Cadere nel vuoto. Il vuoto non è nero ma bianco come l’ospedale dove Mela si è "lasciata andare". Lasciata andare… non suona meglio di "se n’è andata"? Ha smesso di lottare, ha smesso di soffrire… forse qualcuno le ha teso la mano e l’ha presa con se sulla giostra, fra gli specchietti accecanti e le melodie da emicrania, forse le ha offerto un calice di quell’assenzio che sempre sognava adorandone gli smeraldini riflessi… forse la musica della giostra era quella dei suoi adorati Aeternitas e tutto attorno la luce era verde e turchese, i colori che preferiva, e allora perché trattenersi su un letto? Si è lasciata andare… Ma io intanto posso solo cadere. Cadere nella disperazione, cadere nella rabbia, cadere nello strazio… cadere in tutti quei sentimenti che la mia amica detestava. Continuo a cadere perché non posso fermarmi, e cadono anche le lacrime e cade su la consapevolezza che è finita, Melissa non è più in questo mondo, Melissa è caduta nel sonno del coma ed ora si è lasciata andare. Piango, piango fino a non avere più lacrime, piango fino a che i miei occhi non sono più vuoti di quelli delle maschere che mi fissano senza espressione dal muro. Guardano impassibili oltre il mio dolore, la vita e la morte non sono affar loro… ma una… pare che appena appena sorrida. E’ bianca ed ha un nastro verde sulla tempia. Il colore preferito di Mela… Quante cose posso ricordare di lei? Quanti piccoli dettagli per ricreare una persona che amavo e far si che continui a esistere? Posso farcela… devo farcela. Lei lo sapeva, lo sapeva di essere una creatura segnata, e sorrideva alla sua disgrazia e voleva che le sorridessi anche io, e che sorridessi anche a tutte le cose dolorose che la vita mi avrebbe dato. Sorridere. Sognare. Vivere. Tu sei l’amica che apprezzo di più perché sei una maledetta incosciente e ti tratti sempre come uno straccio. Tutto quello che ti va di fare lo fai e non calcoli minimamente quanto male può farti qualcosa se può darti piacere. Sei oltre la fisicità, sei oltre il normale essere umano, per te la frase "non esiste" è priva di senso perché tutto quello che ti piace lo fai esistere. Sei una dea eterea che crea e distrugge, appare e scompare, e quando qualcosa non va te la prendi con te stessa. Questa è l’unica cosa che odio di te, sei autodistruttiva oltre il necessario. Ma smetterai vero? Devi promettermi che smetterai. Sei una maledetta incosciente ma ti adoro perché vivi in molto più di tre dimensioni. Tu vivi davvero fino in fondo. Questo brano di conversazione è salvato a caratteri enormi nel mio computer ed ho perso il conto di quante volte l’ho letto in questi mesi. Melissa… Non andrò al suo funerale. Non voglio che il nostro unico incontro fisico avvenga con lei distesa in una bara bianca. Non voglio vedere il suo viso privato di quel sorriso stupendo che indossava sempre. Non voglio vedere le palpebre chiuse per sempre sui suoi enormi occhi d’ebano. Ed i capelli… non so se riuscirei a rimanere dignitosamente composta guardando la sua chioma scura sparsa sul velluto con tutte quelle sconcertanti mèche turchesi che si era fatta. Chissà che colore sceglieranno per l’imbottitura della bara… non credo che il rosso scuro starebbe bene con il turchese… non dovrei ridere di quello che scrivo ma non riesco a evitarlo. Come quella giostra che non ha nulla di buffo ma alla fine è così divertente… sono sicura che riderebbe anche lei… Ho scritto una lettera alla sua famiglia, questo sì. Nessuno tranne i destinatari leggeranno quelle parole. L’ho scritta a mano facendo un immenso sforzo per usare una bella grafia e non ho fatto copie. Lascerò che il tempo mi porti via la memoria di quello che ho scritto, le frasi di cordoglio diventeranno parte di quel giro di valzer infinito in cui girano i ricordi vaghi delle parole poco importanti. Io la mia dolce Mela la ricorderò come l’ho conosciuta. Melissa non se n’è andata… si è lasciata andare. Ha abbandonato una vita attraversata all’ombra della sua stessa lapide, è libera dalla consapevolezza terribile della morte che la attendeva. Melissa… che ragazza sorprendente. <<La mia vita sarà sicuramente breve, ma perché deve per forza essere triste?>> E’ così che voglio ricordarti. Fa buon viaggio mia dolce amica, da qui in poi ci penso io a sognare per tutte e due…
† In loving memory of Melissa, 16/11/1992 – 31/8/2008 †
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QUESTI SIAMO NOI!
IL MEGLIO DEL LICEO ARTISTICO!
...LISTENING TO...
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...benvenute anime derelitte... lasciate cadere una goccia di sangue in memoria del vostro passaggio...
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